UOMO NERO INSIDE...

Bascelli Simone, alias l'uomo nero, vi invita a addentrarvi nella sua mente dove tutto è più nero che nero, e nei mondi Fantasy.

Come da titolo finalmente sono tornato a perdere tempo tra le pagine di questo blog di provincia.
Ragazzi, che estate!! Mi sono stancato di più in due mesi di "vacanze" che in un anno di cazzeggio.
(si può dire in un blog?) Comunque godetevi il mio ritorno che tra qualche giorno, salvo imprevisti, posterò la terza parte del mio racconto per la gioa di tutti i miei fan.
Buona notte a tutti. Certo, non so quando leggerete questo post, ma io l'ho scritto a mazzanotte, come dice il il post, dopo che sono tornato da un pranzo di nozze superstratosferico, quindi, adesso, con la pancia troppo piena vado a nanna.....che domani si lavora....

L'Uomo Nero.....chiude......

(parte2)


Dopo una settimana di viaggio ininterrotto, se non per qualche piccolo dissesto delle colonne, il capo tribù arrivati su un altopiano esclamò ruggendo:”Fasturk!” A quell'ordine tutti gli orchi ruppero le colonne velocemente iniziarono a montare il campo. Erano ormai arrivati oltre il valico e da giorni stavano scendendo, la vallata era ancora lontana ma la temperatura era salita ed a quell'altitudine, circa 4000 metri, si iniziava a vedere un po' di vegetazione e un po di selvaggina, poca roba che si era adattata a quella temperatura bassa, ma sufficiente per ricaricarsi un po' per poi riprendere il viaggio. L'orco aveva finito in poco tempo la costruzione della tenda a lui assegnata, formata da cinque travi di legno con una estremità conficcata nel terreno e le altre unite in un incrocio legate e da delle funi. Così montata la tenda risultava irregolare ma con la copertura esterna di pellicce di animali cucite tra di loro, il suo compito, che era quello di offrire un piccolo riparo, era ottimamente portato a buon fine. Finito di raccogliere i primitivi utensili li riconsegnò alla tenda appropriata e si diresse verso la tenda armi. Senza pensarci troppo mise le mani ben decise su di un arco: una lamiera di ferro grezzo. Solo la forza di un orco poteva riuscire a tendere quel tipo di arco. Ma la potenza della freccia era di gran lunga superiore ai normali archi. A distanza ravvicinata poteva trapassare una armatura di maglia con il suo proprietario dentro senza alcuna difficoltà. A lunghe distanze peccava di precisione, ma la forza bruta era di casa tra gli orchi, non la precisione.
Con l'arco in mano e con la faretra in spalla, l'orco si avvicina alla tenda delle provviste, sempre con lo sguardo preoccupato ostinandosi a cercare tra le femmine di orco la ragione delle sue continue ossessive preoccupazioni. Si sentiva poco orco tra tutti gli altri, aveva un qualcosa dentro che tormentava la sua esistenza. Per lui il combattimento aveva perso l'importanza, adesso continuava a cercare un qualcosa di diverso da cui trarre giovamento. Fin da quando era giovane si era dimostrato diverso dagli altri giovani orchi, aveva una straordinaria agilità e sensibilità verso quelle cose a cui i normali orchi non prestavano attenzione. Per essere un orco berserker non aveva mai perso la ragione, non era mai entrato in quello stato di odio furioso verso tutto e tutti. Se non era per le sue straordinarie doti di combattente: forte e resistente come gli orchi ma più agile di essi, sarebbe stato motivo di vergogna per la tribù. Riusciva a colpire praticamente tutto con l'arco, e nel corpo a corpo riusciva a sfruttare al meglio la sua innata agilità per confondere con finte l'avversario e stenderlo ancor prima di farlo reagire. “Chissà se troverò qualcuno come me.” pensò tra sé.
Fermandosi ad osservare gli altri orchi indaffarati notò una giovane di orco che cercava nervosamente qualcosa tra le provviste. C'era un qualcosa di strano in quella femmina, nei suoi modi di fare, nel modo in cui cercava le cose. Rimase un attimo immobile a fissarla silenziosamente e il tutto il caos intorno sembrò svanire ma vedendo che anche lei non riusciva a trovare la causa delle sue preoccupazioni, si avvicinò a lei deciso:”Che serve!” Ringhiò all'improvviso ma lei senza sorpresa o spavento girandosi e guardandolo rispose:”Carne! Qualsiasi animale. Meglio cervo o stambecco. In mancanza; lepri o topi vanno bene.” Aspettandosi l'uno la mossa dell'altra, iniziarono a fissarsi intensamente. Lei notava che lo sguardo di lui aveva un qualcosa di particolare, nessun orco aveva mai guardato una femmina in quel modo, iniziava a sentirsi strana, forse a disagio e sentiva chiaramente un affanno mai provato prima. Lui, dopo averla guardata per un tempo indeterminato, disse:”Cervo! Ti porterò un cervo. Difficile; non per me.” Lei accennò un sorriso mentre lui si avviava a caccia stringendo forte l'arco nelle mani. Fermandosi, voltando la testa per guardarla un ultima volta intensamente, disse:”Prima del tramonto!” Lentamente ma con decisione si avviava verso la vallata.

Dopo essere tornato dal primo campo estivo e aver avuto problemi con il pc di casa, sono riuscito a rimettere le mani sul mio racconto. Con questa pausa non ho potuto più lavorarci, quindi anzichè mettere due parti (la 2 e la 3) come pensato, metterò solo la due in modo tale che avrò qualche settimana in più per portare avanti la sua stesura senza avere grossi obblighi di pubblicazione. Del resto anche gli scrittori vanno in vacanza :) ....

La pubblicherò domani, quindi: "stay tuned!"

L'Uomo Nero....(ancora stravolto).....chiude.....

Orc.

Mascella pronunciata in avanti, canini aguzzi, carnagione verde scuro, orecchie leggermente a punta, scalpo scapigliato con i pochi capelli raccolti in un codino, corpo robusto e muscoloso coperto da pelli di un lupo nero striate di grigio, piedi nudi che calpestano neve, mani forti che stringono un bastone da passeggio affondandolo nella neve ad ogni passo. Il freddo pungente della montagna Skyscreach non intacca minimamente il fisico possente degli orchi:orchi in marcia.

“Gwash!” Esclamò il capo tribù incitandoli. L'orco alzando lo sguardo verso la vetta nascosta dalle nubi, si fermò pensieroso:”Troveremo mai la pace?” Poi stupendosi di questo suo pensiero, lo allontanò dalla sua mente rimproverandosi, scuotendo la testa e riprendendo la marcia:”Vergognati! Un orco berseker che vuole la pace...” fece una breve pausa:”...il mio patriarca mi farebbe uccidere, solo per aver osato pensare...” voltò la testa preoccupato e con lo sguardo si mise a cercare nella colonna alle sue spalle. Vide giovani orchi che accompagnavano femmine di orchi alla guida di carri ma non vide ciò che cercava:”...la pace....” poi stringendo più forte il bastone e animando di nuovo vigore la marcia:”La pace non è per noi orchi!”

La marcia continuò per ore e ore, per giorni e giorni, senza sosta, sempre salendo su per la montagna cercando il valico per attraversare la catena montuosa. L'imponente catena dei monti Gnastarok, nome dato dagli orchi del nord che significa “roccia dura”,è formata da picchi altissimi e la più alta, Skyscreach, arriva a toccare 16000 metri. Gnastarok si distingue dalle altre montagne per la forma delle sue vette, così regolari che sembrano tagliate di netto, quasi squadrate; e poi la roccia era così insolitamente dura che persino i nani scavatori più esperti trovavano difficoltà nel frantumarla e furono costretti ad abbandonare tutte le caverne scavate per trasferirsi in un luogo più confortevole. Il paesaggio a 10000 metri, per chi se lo poteva godere, era fantastico: se la temperatura polare e la carenza di ossigeno non ti disturbava troppo, potevi goderti la vista della vallata, con i suoi fiumi, laghi e foreste, a separarti da lei solo una massiccia distesa infinita di roccia e neve. Da quell'altezza si poteva notare il tempo meteorologico per tutto il resto della valle fino agli estremi confini sud, dove iniziava il deserto. Certo che gli occhi degli orchi non erano così sensibili come gli occhi degli elfi, ma comunque erano occhi quasi sopranaturali, capaci di adattarsi al buio come qualsiasi animale cacciatore, ed assieme all'olfatto particolarmente sviluppato, gli orchi erano per natura abilissimi cacciatori, unendo ai sensi sviluppati la loro forza bruta e il fisico così resistente, nessun animale poteva a loro sfuggire.

Pensando al suo destino incerto l'orco continuava la sua marcia ed ogni volta che la sua colonna si fermava, volgeva il suo sguardo preoccupato alla colonna alle sue spalle, sempre non trovando l'origine di quella sua preoccupazione. Ogni volta tormentosi pensieri di pace lo sorprendevano e ogni volta li scacciava, animando con nuovo vigore quella marcia infinita. Quella marcia verso il destino.