UOMO NERO INSIDE...

Bascelli Simone, alias l'uomo nero, vi invita a addentrarvi nella sua mente dove tutto è più nero che nero, e nei mondi Fantasy.

Dopo il tanto trambusto causato dalla lotta da poco conclusa, giaceva un silenzio che ristorava un poco. Con gli alberi distrutti dagli artigli del wolfphine il paesaggio risultava deturpato e solitario. I pochi animali della zona erano fuggiti, spaventati dalla presenza maligna dell’animale che rendeva l’aria pesante persino da respirare. L’orco si trova in uno stato di sospensione spirituale mai provato. Nessun dolore, nessuna sensazione. Attorno a lui esisteva solo pace. La pace che raggiungono i morti dopo l’ultimo respiro. Era dunque morto? Le sensazioni da lui provate parevano rispondergli positivamente. Adesso era lì che fluttuava in una zona completamente bianca, non c’era nient’altro e nessun altro. Solo il vuoto.

Adesso, dopo una frazione di tempo imprecisato, si trovava a dondolare come se qualcuno lo portasse di peso sulle spalle. Strana sensazione per un morto, pensò lui. Dopo infiniti dondolii aveva smesso di dondolare, si sentiva supino avvolto da uno strano calore. Tutto d’un tratto nella bianca luce che lo avvolgeva apparve una presenza sfocata, riconobbe la fisicità tipica degli umani: o era un uomo mingherlino o un elfo robusto, ma non riconosceva nient’altro. La strana figura era avvolta da un mantello che nascondeva il volto con un cappuccio. Parlava una strana lingua mentre gesticolava con le mani sopra l’orco, e lui sentiva quello strano calore aumentare, mentre aumentava anche la sensazione di pace. Dopo un po’ di tempo, sempre imprecisato, la strana figura scomparve, e scomparve anche la sensazione di calore e pace.

Si ritrovava con la faccia umida e un qualcosa di ruvido gli raspava il viso, lasciandolo sempre più bagnato. Qualcosa continuava a raspare il viso sempre più frequentemente, e ritrovando il viso tutto bagnato di una sostanza calda e leggermente appiccicosa. Le frequenti e continue raspate d’un tratto gli fecero riprendere conoscenza, un po’ frastornato dalla lunga stasi, si guardò intorno. Vicino a lui c’era un cucciolo di lupo che aveva le piccole fauci sporche di rosso, sicuramente era sangue. Si guardò a fondo, doveva aver perso molto sangue, ma non aveva tracce di ferite. Ricordava chiaramente di esser stato seppellito dal wolfphine e trafitto dai suoi peli acuminati. Il lupo, pensò, sicuramente mi ha morso, per questo è sporco di sangue. Ma non sentiva dolore, si ispezionò ancora una volta, nessuna traccia di ferite da aghi o morsi. Rimase spiazzato da questa strana situazione. All’improvviso si ricordò della sua missione e del tempo in scadenza, si guardò finalmente intorno e si trovava più in alto rispetto a dove aveva combattuto con wolfphine. Cercò qualche traccia ma non riconobbe nulla, solo qualche impronta mai vista prima che diventavano più profonde allentandosi all’indietro. Capì di essere stato trasportato, e di essere stato guarito. Ma il motivo? Perché qualcuno dovrebbe salvare un orco? Forse la strana figura a lui sfocatamente apparsa ne era responsabile? Continuava pensieroso a guardarsi intorno, c’era sempre il lupo che aveva gli occhi fissi su di lui con uno sguardo languido. Trovò non lontano da lui le prede da lui uccise prima dello scontro quasi fatale. Nessuna traccia dell’arco o delle frecce, ma in fin dei conti non glie ne importava più di tanto, erano solo pezzi di ferro. Si avvicinò ai tre cervi morti, e notò che uno di essi era stato azzannato mancando di qualche pezzettino di carne. Allora capì che il cucciolo di lupo era stato attirato dall’odore di sangue e che aveva azzannato qualche pezzo, ecco il perché del suo muso sporco. Intanto il lupo si muoveva dietro di lui sempre con occhi languidi. L’orco fissò attentamente il cucciolo che ricambiò lo sguardo. Istintivamente strappò un pezzo di carne dal cervo azzannato e lo lanciò al lupo che velocemente lo divorò di buon gusto. L’orco tenne lo sguardo fisso sul lupo fino a che non ebbe finito, poi si mise in spalla le tre prede e si mise a correre in direzione del campo. Il lupo dopo qualche momento di incertezza esitante, silenziosamente di mise a seguirlo mentre, con estrema tranquillità il sole, lentamente, era quasi giunto sul finire del tramonto.